Discariche a cielo aperto e Business dei rifiuti illeciti: quando l’uomo decide di non salvaguardare il pianeta terra

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24.05.2023

Quando assistiamo alla trasformazione di un’oasi naturale in discariche a cielo aperto viene naturale porsi delle domande. La prima è perché si sceglie sempre il profitto, il guadagno e non la tutela e la salvaguardia del nostro pianeta?

Località dell’Africa come; Agbagbloshie, Dandora, Awotan, Mumbai, Atacama, Mbeubeuss e tante altre ancora in Sud America e in Asia sono conosciute come le discariche più inquinate e cariche di rifiuti al mondo.

L’esistenza di queste discariche è stata determinata e causata da varie esportazioni effettuate dagli Stati Uniti e dall’Europa. Si contano, infatti, quasi dieci miliardi di tonnellate di rifiuti provenienti dalle loro industrie tecnologiche, edili e minerarie. 

I rifiuti maggiormente scaricati

I rifiuti che ogni anno vengono maggiormente scaricati sono i metalli, ferrosi e non ferrosi, carta e plastica occupano il secondo e terzo posto, poi abbiamo i tessuti e il vetro. Tra queste tonnellate ci sono milioni di rifiuti tossici, difficili da smaltire.

Secondo le stime della Commissione europea le entrate annuali derivanti dal mercato dei rifiuti illeciti nell’Unione variano dai quattro ai quindici miliardi di euro, con un valore medio di 9,5 miliardi, e rappresentano potenzialmente fino al 30% del traffico totale di rifiuti.

I Paesi Occidentali avrebbero tutti i mezzi necessari per smaltire i rifiuti in maniera legale, ma si preferisce un sistema che dà risultati economici più vantaggiosi con un impatto disastroso sull’ambiente. Alcuni imprenditori di fatto non pagano le tasse e, attraverso questo tipo di smaltimento, i rifiuti non vengono dichiarati secondo le normative vigenti, ottenendo così un abbassamento dei costi e un incremento dei ricavi. 

Altri invece, per non destare grandi sospetti, sono soliti falsificare le certificazioni, dichiarando solo una parte dei rifiuti generati, mentre il restante viene smaltito con metodi poco legali. In questo modo i dati complessivi sui rifiuti effettivi e le procedure di riciclaggio stimati nelle statistiche periodiche dei vari paesi industriali vengono alterati e si genera un’apparenza che cela la reale gravità della situazione, dove la sicurezza dell’ambiente sembra essere garantita, ma nei fatti non lo è.

Il profitto dietro le discariche

A questo punto, del guadagno ricavato non ne beneficiano solo i Paesi industrializzati ma anche i Paesi che ricevono i rifiuti, perché riciclano questi ultimi rivendendoli a basso prezzo. Anche la popolazione locale, in condizioni di disagio e povertà estreme, cerca all’interno delle discariche prodotti accattivanti che possano essere rivenduti. Molte persone infatti, soprattutto bambini, raccolgono nelle discariche i materiali che ritengono più validi per poi rivenderli al prezzo del valore locale. Questa situazione inoltre, crea una sorta di competizione tra gli abitanti del posto, che fanno a gara per accaparrarsi l’attenzione degli imprenditori locali cui rivendere i materiali al doppio del loro prezzo.

Ad Agbaboshie, in Ghana,  nota per la sua discarica di rifiuti elettronici, importati tramite il porto dai paesi dell’Australia, Canada, Stati Uniti ed Europa, uomini, donne e bambini raccolgono a mani nude rame, alluminio e tutti i materiali che si possono riutilizzare, ciò consente da una parte alla società ghanese di entrare in possesso di elettrodomestici o materiale che altrimenti non potrebbero mai permettersi, dall’altra parte , purtroppo, tutto ciò favorisce lo sviluppo e il diffondersi di fenomeni come quello del mercato nero e dello sfruttamento. A Dandora, in Kenya, ad esempio, la mafia locale obbliga uomini, donne e bambini a raccogliere i rifiuti per pochi centesimi al giorno.

In America settentrionale nel deserto di Atacama, ogni anno trentanove mila tonnellate di rifiuti tessili vengono scaricati e abbandonati, appartenenti per lo più alla categoria del fast fashion, sono dannosi non solo dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto dal punto di vista ambientale, poiché altamente inquinanti per la scarsa qualità dei tessuti.

Effetti collaterali

È doveroso a questo punto fermarsi a riflettere e cercare di capire se davvero tutto questo business sia necessario, poiché gli effetti collaterali che provoca non sono pochi, né tanto meno trascurabili. La presenza e l’incessante sviluppo di queste discariche causano pesanti conseguenze dal punto di vista ambientale, come la contaminazione delle falde acquifere e dei terreni agricoli, così come l’incenerimento dei rifiuti, particolarmente nocivo poiché durante la combustione vengono rilasciate scorie pericolose nell’aria. Le conseguenze del traffico illegale di rifiuti sono davvero pesanti sulla salute delle comunità locali, dove si registrano alte percentuali di tumori oppure problemi di salute legati all’apparato respiratorio, gastro-intestinale, così come danni dermatologici o genetici.

La convinzione che questa piaga ambientale che riguarda le discariche non ci riguardi poiché apparentemente “lontana”, purtroppo anche se molto diffusa, non è esatta.

Se l’impatto più istantaneo del “loro” inquinamento rimane prevalentemente localizzato, non è lo stesso per quanto riguarda le conseguenze economiche e climatiche su più ampio raggio e a più lungo termine. Le prime sono valutabili in «decine di miliardi di dollari l’anno», mentre per le seconde – spinte dalla crescita della popolazione e la sempre più diffusa urbanizzazione – porteranno le discariche a cielo aperto ad essere responsabili «dell’8-10% delle emissioni di gas serra di origine antropica a livello mondiale entro il 2025». (fonte: greenreport.it)

A rischio la salute mondiale

La presenza di queste discariche colpisce la salute di 60 milioni di persone nel mondo e costituiscono un rischio per la salute della comunità mondiale. Tutti gli esseri umani condividono la medesima aria, lo stesso pianeta, e per quanto queste discariche siano distanti da noi, ad oggi ne paghiamo tutti le conseguenze.

La chiusura di una discarica inoltre, non è semplice, richiede un sistema di gestione dei rifiuti alternativo, soprattutto nei Paesi dove non vi è una governance locale e dove le discariche costituiscono un vero e proprio sistema economico. Ma con un’adeguata pianificazione, scelte politiche e ambientali adeguate insieme a percorsi condivisi anche a livello globale si potrebbe cominciare ad avere dei risultati lungimiranti per salvaguardare e tutelare il mondo dove viviamo. Purtroppo, negli anni, nonostante le pianificazioni concordate attraverso la Convenzione di Basilea, i Paesi coinvolti non hanno rispettato le misure preventive pattuite e questo ha causato un ulteriore aggravamento della situazione. Questo atteggiamento va in contrasto con il reale desiderio delle nuove generazioni che spingono verso la realizzazione di un futuro migliore attraverso interventi concreti nel rispetto della vita della nostra terra e di chi la abita. 

Di Antonella Argano, Officina Civile

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