Benessere lavorativo, cosa vogliamo dal lavoro

4' di lettura

17.01.2022

Varie volte abbiamo citato nei nostri contenuti il concetto di benessere lavorativo. Lo abbiamo fatto, spesso, parlando del mondo del lavoro e dei suoi cambiamenti.
Organizzazione del lavoro, relazioni sindacali, worklife balance, welfare. Sono tutti argomenti che, sviluppati positivamente, possono portare a miglioramenti, o comunque cambiamenti essenziali nel modo di vivere e intendere i rapporti di lavoro del futuro.

Cosa si intende, però, esattamente per benessere lavorativo?

Gli approcci sono due. Uno prettamente psicologico che mette in gioco aspettative e situazioni emozionali delle lavoratrici e dei lavoratori rispetto al lavoro, in netto cambiamento. L’altro, quello più concreto, che rientra in un contesto di welfare aziendale più ampio, in cui le relazioni industriali e sindacali giocano un ruolo fondamentale e decisivo.

Dal punto vista personale, il sentiment, soprattutto giovanile, nei confronti del lavoro non è più legato al solo rapporto orario di lavoro/salario.
Fattori come la stabilità, la possibilità di crescita professionale, il rapporto con i colleghi, il tipo di leadership, l’approccio etico e sostenibile dell’azienda alla produzione, incidono nella valutazione di un posto di lavoro. Rendendolo, di fatto, più o meno appetibile.

Diverso e più complesso è tutto il sistema di welfare aziendale, che basandosi sugli accordi tra azienda e sindacati, mettono in campo tutto un bouquet di “benefit” che migliorano effettivamente la vita, e dunque il benessere, delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti e delle loro famiglie.

Kurt Lewin, uno psicologo statunitense considerato il fondatore della moderna psicologia sociale afferma: “che il comportamento umano sarebbe espresso in relazione allo spazio di vita in cui la persona si trova, che include sia le caratteristiche della persona che dell’ambiente in cui opera.”

Pensiamo che questo sia tanto più vero in un ambiente di lavoro, che rappresenta una fetta importante della vita di ognuno di noi.

Da un lavoro non cerchiamo più solo gratificazione economica, ma anche, come dicevamo poc’anzi, un ecosistema confortevole e adatto ai tempi. Diventano, così, fondamentali fattori come una comunicazione trasparente e chiara a tutti i livelli, la valorizzazione delle  performance e dell’impegno, la condivisione, l’ascolto delle opinioni e la prevenzione dei conflitti.

Lavorare in una struttura che supporta la creatività, la formazione, la qualità del lavoro, la possibilità di una crescita professionale diventa importante.

È a questo livello che le aspettative emotive verso il proprio lavoro, si intrecciano con il lavoro incessante delle relazioni industriali. E il sindacato fa la differenza.

Il welfare aziendale si colloca in questo contesto e riguarda direttamente la relazione tra le aziende e i lavoratori. E non solo. Anche tra la società e il lavoro.
Quel cerchio positivo di benessere, appunto, lavorativo, nasce proprio qui.

È ovvio che, un ambiente di lavoro sereno giovi sia all’azienda che ai lavoratori.
Le criticità che ci troviamo a vivere sono, però, numerose, a partire da una sostanziale crisi retributiva, che non ha spezzato, negli anni, il vortice di bassa produttività e bassi salari che ha colpito fortemente l’economia del Paese negli ultimi vent’anni. Le diseguaglianze sono cresciute anche in un’ottica di costi sociali e sanitari legati al mondo del lavoro.

Tutto quel bagaglio psicologico di interpretazione della realtà che cambia col cambiare degli eventi e con il progresso della società spinge alla consapevolezza di una necessità forte di welfare aziendale e, quindi, di contrattazione.

Ecco che, sia nelle piattaforme per rinnovi contrattuali dei ccnl, sia nelle trattative per i contratti integrativi,  tanta attenzione viene orientata alla sanità integrativa, alla formazione continua, alla conciliazione dei tempi vita-lavoro, alla valorizzazione dell’impegno e della produttività sia in termini economici, sia in termini di progressione di carriera.
Senza contare tutto un sistema di ulteriori benefit e vantaggi che in molte aziende  si sperimentano volta per volta proprio per stimolare un ‘benessere’ collettivo che porta risultati concreti in termini di produttività, competitività, valorizzazione del lavoro.
Alcune realtà produttive hanno introdotto, ad esempio, sempre con il supporto fondamentale di buone relazioni industriali, diverse sperimentazioni come la settimana lavorativa corta. Altre hanno inserito convenzioni per la cura della persona (percorsi di fitness, sale giochi) o per il godimento del tempo libero (convenzioni, dopolavoro ecc)
Altre hanno curato meglio gli ambienti, offrendo spazi di condivisione confortevoli per riunioni e sessioni di brainstorming.

In questa ottica il welfare aziendale è uno degli strumenti nuovi e potenzialmente più efficaci anche per contenere le disuguaglianze in azienda e promuovere una migliore qualità della vita dei lavoratori.

Quando il lavoratore vive le abitudini di cui abbiamo parlato e ha un buon equilibrio tra vita lavorativa e privata, ha voglia di mettersi in gioco, ha un buon livello di coinvolgimento allora è evidente che ci sia del benessere lavorativo.

La contrattazione, in questo senso, non può che essere la via principale per percorrere una strada che porta, realmente, al futuro.

 

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di Redazione

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