Superiamo il precariato. Diamo finalmente prospettive a una generazione scoraggiata

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L’Istat sostiene che nel 2048 le morti doppieranno le nascite e già nel 2040 una famiglia su quattro sarà composta da una coppia con figli. Più di una su cinque non ne avrà.

Se i dati e gli scenari hanno un senso, bisogna agire di conseguenza. Altrimenti saremmo modesti lettori di rassegne stampa. E un’Organizzazione come la nostra, invece, deve continuare a pretendere dalla politica di guardare la società con uno sguardo ai prossimi anni e alle prossime generazioni.

Una delle palesi ragioni che sta alla base della riduzione delle nascite è l’impossibilità dei più giovani di progettare serenamente la propria vita. L’accesso al credito, la capacità reddituale per sostenere un affitto e la paura di non riuscire a far fronte alle spese per il mantenimento dei figli rappresentano frequenti spie di guasto del nostro sistema Paese. E sono problemi non evanescenti o lontani, ma che riguardano da vicino ogni famiglia, coinvolgendo nostri figli e nipoti.

Siamo troppo irriverenti se affermiamo che è il momento di dire basta? Siamo radicali se chiediamo risposte immediate su una piaga che ci raccontiamo ormai da anni? E siamo poco riformisti se chiediamo di aggredire il precariato?

Ribadiamo al Governo che si deve recepire subito la direttiva europea, voluta dal Sindacato italiano ed europeo, relativa ai lavoratori delle piattaforme digitali. Si tratta di oltre 500mila persone, in particolare giovani, che, con quel provvedimento, possono liberarsi dalla schiavitù degli algoritmi e recuperare diritti propri del lavoro subordinato. Inoltre, si dovrebbe seguire l’esempio della Spagna dove, grazie a un accordo tra Governo e parti sociali, si è ridotta drasticamente la possibilità di utilizzare il tempo determinato e si sono cancellati i contratti precari. E, intanto, creiamo una copertura previdenziale per garantire il diritto alla pensione ai nostri giovani.

Mettiamo al centro la questione del precariato, per dare qualità, sicurezza e dignità al lavoro e, finalmente, risposte concrete e prospettive ad una generazione disillusa e scoraggiata. Basta chiacchiere!

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