19 settembre 1893, in Nuova Zelanda per la prima volta le donne conquistano il diritto di voto
19.09.2026
Nel settembre 1893 la Nuova Zelanda compì un passo importante nell’allargamento della partecipazione politica. Infatti, il 19 settembre il governatore Lord Glasgow diede il proprio assenso all’Electoral Act, la legge che riconosceva alle donne il diritto di voto nelle elezioni parlamentari. Poche settimane dopo, il 28 novembre, le donne neozelandesi parteciparono per la prima volta a un’elezione generale. La Nuova Zelanda diventava così il primo Paese autogovernato al mondo a riconoscere alle donne il suffragio parlamentare.
La Nuova Zelanda dell’Ottocento era una colonia britannica dotata di un sistema parlamentare relativamente sviluppato. Il governo rappresentativo era stato introdotto nel 1853 e il suffragio maschile era stato progressivamente ampliato. Nel 1879 praticamente tutti gli uomini adulti potevano votare, mentre dal 1867 gli uomini Māori disponevano di seggi parlamentari riservati. Le donne, invece, rimanevano escluse dalla partecipazione politica nazionale.
La richiesta del suffragio femminile acquistò forza soprattutto dagli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento. Non fu soltanto una battaglia di intellettuali o di singole militanti: intorno alla questione si sviluppò una rete di associazioni, gruppi religiosi e movimenti riformatori. Tra le protagoniste emerse Kate Sheppard, dirigente della Women’s Christian Temperance Union, che contribuì a trasformare la rivendicazione del voto in una campagna nazionale.
Le raccolte firme
Uno degli strumenti più efficaci fu la raccolta di firme. Le suffragiste organizzarono incontri, utilizzarono la stampa e presentarono al Parlamento grandi petizioni. Nel 1891 furono raccolte oltre 9.000 firme; nel 1892 quasi 20.000. Nel 1893 le diverse petizioni arrivarono complessivamente a quasi 32.000 sottoscrizioni. In rapporto alla popolazione del Paese, era una mobilitazione considerevole.
La conquista, tuttavia, non fu affatto scontata. I precedenti tentativi legislativi erano falliti e anche nel 1893 il provvedimento incontrò una forte opposizione. Alla Camera dei rappresentanti il progetto riuscì a passare, ma dovette affrontare il voto del Legislative Council, la camera alta. Tra i temi più controversi vi era il rapporto tra suffragio femminile e proibizionismo. Alcuni oppositori temevano che le nuove elettrici potessero sostenere politiche restrittive nei confronti dell’industria degli alcolici.
Il voto in parlamento
Il passaggio decisivo avvenne l’8 settembre 1893, quando il Legislative Council approvò il provvedimento con 20 voti contro 18. Undici giorni dopo arrivò la firma del governatore. Dopo anni di campagne e discussioni, il principio era diventato legge.
Restava però da vedere quante donne avrebbero realmente utilizzato il nuovo diritto.
La risposta arrivò il 28 novembre. Circa 109.000 donne si registrarono nelle liste elettorali e oltre 90.000 si recarono alle urne. La partecipazione fu elevata e dimostrò che l’estensione del diritto di voto produceva un cambiamento concreto nella composizione dell’elettorato.
Le donne potevano votare ma non essere elette
Tutto ciò non significava ancora piena uguaglianza politica. Le donne potevano votare ma non potevano essere elette al Parlamento. Il diritto di candidatura sarebbe arrivato soltanto nel 1919 e la prima donna a conquistare un seggio parlamentare, Elizabeth McCombs, sarebbe stata eletta nel 1933.
Il significato del 1893 va quindi collocato in un processo più ampio. Il suffragio femminile non cancellò le altre disuguaglianze presenti nella società neozelandese e non rappresentò la conclusione della lotta per la parità. Costituì però un precedente di grande rilievo internazionale. La notizia raggiunse rapidamente altri Paesi e divenne un riferimento per i movimenti suffragisti.
Una tappa decisiva
Negli anni successivi il voto alle donne sarebbe stato introdotto, con modalità e tempi differenti, in numerosi Stati. Gran Bretagna e Stati Uniti sarebbero arrivati al suffragio femminile nazionale soltanto dopo la Prima guerra mondiale; altrove il percorso sarebbe stato ancora più lungo.
Per questo il 1893 occupa un posto particolare nella storia della democrazia contemporanea. La novità non consistette soltanto nell’ammettere le donne alle urne, ma nel modificare la stessa idea di cittadinanza politica. Per la prima volta, in un Paese autogovernato, il Parlamento veniva scelto anche attraverso il voto femminile.
Il 19 settembre trasformò una rivendicazione politica in una legge; il 28 novembre la trasformò in una pratica democratica. La Nuova Zelanda non aveva ancora raggiunto una piena uguaglianza politica, ma aveva contribuito ad aprire una strada che altri Paesi avrebbero seguito nei decenni successivi.
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