Economia circolare: la sfida da vincere per creare lavoro

Concept of circular economy on the diagram

L’Economia Circolare è un sistema economico che si fonda su una logica tanto innovativa quanto affascinante, che prevede un diverso modello di produzione e consumo. Questo modello considera i rifiuti come una risorsa, cercando di limitare, quasi allo zero, quelli non più utilizzabili, evitando così che finiscano nelle discariche o nei termovalorizzatori e inceneritori.

Questo radicale cambiamento ci richiama a scelte e comportamenti responsabili perché siamo tutti consapevoli che sono numerosi “i nemici di questa transizione”, difensori dell’attuale modello di produzione e consumo “lineare”. Tuttavia, a livello internazionale ed europeo sono già stati assunti impegni importanti (COP 21 di Parigi, Agenda ONU 2030, Green New Deal, G20, ecc.). Caposaldo poi, l’emanazione nel 2018 di direttive europee che sostengono la transizione da un modello di economia lineare verso uno circolare, rappresentando una importante opportunità per sostenere in Europa nuova occupazione nel settore della “decostruzione” di prodotti a fine vita.

L’economia circolare richiede il contributo non solo della Politica, delle Istituzioni e delle Parti Sociali, ma anche della Società Civile, affinché tutti i soggetti attuino buone pratiche per favorire uno sviluppo incentrato sulla sostenibilità. Il ruolo del Governo è comunque determinante per promuovere dei modelli di consumo più sostenibili, andando a rinforzare ad esempio il Green Public Procurement e definendo una legislazione “end of waste” più efficace, che faciliti realmente il riciclo dei rifiuti. L’approvazione dei decreti “end of waste” è, infatti, fondamentale per far decollare l’economia circolare nel nostro Paese, coniugando così posti di lavoro e tutela ambientale.

Manca oggi a livello nazionale un piano sulla circolar economy, che definisca una regolazione chiara e completa sul fine vita dei rifiuti. Siamo assolutamente convinti che investire sull’economia circolare conviene all’occupazione, al bilancio dello Stato, all’ambiente e alla salute dei cittadini. Infatti, più riciclo si traduce in meno rifiuti, sprechi, emissioni, e nuovi posti di lavoro e investimenti.

Inoltre, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) costituisce una preziosa occasione per colmare le mancanze degli impianti  in alcune Regioni italiane, nonché per sviluppare nuovi processi di riciclo. Fondamentale per i prossimi anni, saranno la partnership pubblico-privata, la formazione nella direzione dei green jobs e gli investimenti nella ricerca e innovazione. Il tema delle competenze da sviluppare per rendere possibile questa transizione è cruciale, perché le imprese avranno bisogno di nuove professionalità altamente specializzate e come organizzazioni sindacali, abbiamo un ruolo determinante.

Per chi come noi vuole una società nella quale la stabilità del lavoro, i diritti, la riduzione delle diseguaglianze siano punti fermi, i temi della conoscenza e della formazione non possono essere considerati secondari. È evidente che le azioni da intraprendere saranno diverse: bisognerà assicurare un’adeguata dotazione impiantistica alle aziende del settore, in modo da sostituire fabbriche alle attuali discariche o inceneritori, dovranno essere messe in campo piani e misure di Giusta Transizione che consentano che nessuno sia lasciato indietro.

La Giusta Transizione, infatti, dovrà guidare un cambiamento profondo e complessivo del nostro sistema produttivo, valorizzando dal punto di vista della sostenibilità ambientale le sinergie tra qualità del lavoro e qualità dei processi industriali. Oggi, occorre non limitarsi più a contrattare solo la qualità e la quantità di lavoro in azienda, ma anche occuparsi di “cosa” si produrrà e in che modo, partendo dai processi realizzativi, fino ad arrivare al loro impatto sull’ecosistema.

Come UIL, continuiamo infatti a sostenere che tali sfide possono essere vinte solo se la transizione verso un’economia a zero emissioni sarà sostenibile e socialmente giusta, con l’obiettivo ultimo di garantire l’occupazione di qualità e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

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