Giornata internazionale dei migranti: Il 18 dicembre ricorda di non lasciare indietro nessuno

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Il 18 dicembre 1972 un camion che avrebbe dovuto trasportare macchine da cucire ha un incidente sotto il tunnel del Monte Bianco nel quale perdono la vita 28 lavoratori originari del Mali.

Nascosti nel camion, viaggiavano da giorni verso la Francia alla ricerca di un lavoro e di migliori condizioni di vita. La notizia della tragedia porta le Nazioni Unite ad occuparsi delle condizioni dei lavoratori migranti e inizia un lungo iter che ha portato nel 1990 ad approvare la Convenzione Internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e nel 2000 a istituire il 18 dicembre la Giornata internazionale per i diritti dei migranti.

Allora, nessuno avrebbe potuto prevedere l’arrivo in Europa, dal 2015, della marea senza precedenti di persone in fuga dalla guerra in Siria e da altre zone di conflitto nel vicino e medio Oriente. Il flusso costante di milioni di esseri umani che affrontano percorsi spesso pericolosi per cercare salvezza.

Lo scopo di questa giornata è far conoscere i diritti riconosciuti ai migranti dalla Convenzione e spingere sempre più Paesi ad aderire, perché purtroppo ad oggi quasi tutti i paesi occidentali, tra cui l’Italia, non l’hanno mai ratificata.

E di ricordare quali siano i loro Diritti c’è davvero bisogno, in un’epoca in cui la prima immagine a cui si pensa quando si sente parlare di migranti, è quella di chi senza nulla in mano compie interminabili e imprevedibili viaggi per scappare dalla miseria, dalla fame, dalle guerre, dall’odio, dalle persecuzioni razziali, per cercare una vita migliore.

Eppure il numero di migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa è più che raddoppiato nel 2021.
“Ciò che la terra divide il mare unisce”. Lo dicevano i Greci navigatori ma lo smentisce la realtà visto che il mar Mediterraneo ad oggi, continua a costituire la frontiera più pericolosa al mondo.

E quando e se riescono a terminare il loro viaggio vivono nella povertà, nel pregiudizio, nell’ombra, nello sfruttamento, nella discriminazione o addirittura vengono coinvolti nella criminalità.

Sono milioni i lavoratori stranieri esclusi completamente dai diritti sociali, costretti a lavorare a qualsiasi prezzo, in qualunque orario e senza tutele lavorative di alcun tipo. Nascosti nell’ombra da un datore di lavoro che sa bene come trarre profitto da tanta disperazione.

Ricordiamo invece come il contributo lavorativo degli immigrati sia ormai indispensabile, nella struttura del nostro mercato del lavoro, per il quale non è realisticamente immaginabile un futuro senza queste nuove risorse venute da lontano. I c.d. “Lavori che nessun italiano vorrebbe fare”. E invece questo non viene riconosciuto e il fenomeno del lavoro in nero è oggi un permanente simbolo della violazione dei diritti umani non solo in Italia, ma nel mondo.

Le migrazioni sono legate al macro-fenomeno della globalizzazione, che non fa solo muovere merci e capitali su scala planetaria, ma anche persone. Ora, attenzione, nella storia è sempre stato così. La globalizzazione doveva presentare, per tutti i cittadini del mondo, delle opportunità, ma anche delle sfide. L’allargamento dei mercati e la possibilità di accesso alla conoscenza e alla tecnologia prodotte in tutto il mondo dovevano offrire l’opportunità per un sostanziale miglioramento della qualità della vita di tutti, senza distinzione tra stranieri e cittadini e invece ogni Stato ha dato spazio all’egoismo nazionale.

Le barriere non servono. Quello che occorre è una politica di risposta all’immigrazione attraverso l’informazione, un continuo monitoraggio e la capacità di istruire e qualificare la manodopera.
Oltre a questo, un cambiamento si può avere solo combattendo i fenomeni di intolleranza e discriminazione verso i migranti. Solo combattendo la paura dello straniero, del diverso, riuscendo a vederlo come una risorsa per il nostro paese.

Il 18 dicembre ricorda di non lasciare indietro nessuno, continuare a battersi affinché il rispetto dei diritti umani e civili rappresenti le fondamenta delle politiche migratorie per affermare i valori della solidarietà, dell’inclusione e dell’integrazione. Ricorda che non possiamo voltarci dall’altra parte, perché sull’immigrazione si giocano gli equilibri dentro le democrazie occidentali nei prossimi anni ed è su questo che l’Europa ritrova o perde la sua anima.

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